Stereotipie funzionali e non del sistema nervoso -esperienze sensoriali e fine regolazione delle connessioni sinaptiche-
Il sistema nervoso dei neonati dell’essere umano è pienamente funzionante già dalla nascita, tuttavia, rispetto ai neonati di altre specie viventi, matura nel tempo, attraverso le esperienze, un esempio: molti uccelli sono in grado di volare poco dopo la schiusa, mentre un bambino non può sopravvivere senza le cure dei genitori per almeno dieci anni. Ciò significa che i circuiti embrionali vengono perfezionati dopo la nascita dalle stimolazioni sensoriali, le esperienze appunto, questa è una caratteristica comune per lo sviluppo del sistema nervoso dei mammiferi, ma nell’essere umano questa fase è notevolmente più lunga.
Neuroplasticità e Io-sistema nervoso: la maturazione tramite l’esperienza
Ciò che a prima vista può sembrare uno svantaggio in realtà non lo è, perché le nostre capacità mentali, Io-somatiche, sono modellate in larga parte dell’esperienza, il che vuol dire che il nostro sistema nervoso è adeguato alle nostre proprietà fisiche e dell’ambiente che ci circonda, tanto che si potrebbe affermare che è proprio la maturazione dovuta alle esperienze ciò che rende le capacità mentali dell’essere umano superiori ad altre specie.
La Sigmasofia specifica che non è tanto una questione di superiorità o meno rispetto ad altre specie, quanto che l’essere umano, proprio
per la sua potenziale capacità di penetrare ed elaborare le esperienze
può avere tendenzialmente degli strumenti conoscitivi efficaci
ma, è proprio la neuroplasticità del sistema nervoso, che ora sappiamo durare tutta la vita, che può consentirci tutto ciò, a patto che si sappia penetrare le esperienze, perché l’esperienza in sé può non bastare.
Possiamo infatti notare che, mentre negli animali le esperienze sono collegate direttamente all’innato, quindi fondamentalmente relative alla capacità di soddisfare i metabisogni primari, nell’essere umano la fase esplorativa esperienziale è corrispondente alla formazione dell’Io acquisito e, approfondiremo più avanti, se questa non comprende l’elaborazione delle esperienze o queste, nei primi anni di vita, sono fortemente deviate rispetto all’innato, determinano una costruzione dell’Io problematica.

Nonostante la neuroplasticità come appena affermato duri tutta la vita, si possono individuare dei periodi critici, ovvero dei periodi di elevata suscettibilità alle modificazioni che si manifestano in particolati tempi durante il corso dello sviluppo. L’apprendimento viene influenzato dai periodi critici, come nel caso dell’imprinting che è un apprendimento precoce e indelebile, come l’individuazione della propria madre da parte dei cuccioli. Pur tenendo conto di ciò, il saper penetrare un’esperienza può apportare modifiche significative al proprio comportamento in qualunque età. La comprensione di come la plasticità dipenda dall’esperienza e del grado al quale i periodi critici si possono riaprire in età adulta ha importati conseguenze pratiche.
Le esperienze precoci hanno effetti duraturi sui comportamenti sociali
In alcuni rari casi sono stati osservati bambini abbandonati allo stato selvaggio e poi ritornati a vivere nella società civile essere irreversibilmente inadatti a una vita sociale.
Negli anni quaranta, fu confrontato lo sviluppo di bambini allevati in un orfanotrofio con quello di bambini cresciuti in un asilo nido di un carcere femminile[1]. A parità di condizioni igienico-sanitarie i due istituti differivano per il fatto che mentre i bambini dell’orfanotrofio venivano accuditi, anche per un tempo limitato, dalle proprie madri, potevano osservare le attività del reparto dai propri lettini e giocare con gli altri bambini, quelli dell’orfanotrofio venivano accuditi contemporaneamente da alcune bambinaie e i letti avevano delle sbarre coperte da teli, di fatto ponendoli in una condizione di deprivazione sensoriale e sociale. Seguendo il loro sviluppo nei primi anni della loro vita se ne rilevò che dopo i primi quattro mesi di vita, i bambini dell’orfanotrofio avevano punteggi più elevati nei test sullo sviluppo rispetto ai bambini dell’asilo nido ma, alla fine del primo anno di vita, le capacità motorie e intellettive dei primi erano diventate notevolmente inferiori a quelle dei bambini cresciuti nell’asilo, presentendo quella che oggi viene definita depressione anaclitica, per cui erano introversi, presentavano scarsa curiosità e allegria, inoltre, erano particolarmente sensibili alle infezioni.
Ciò suggerisce che il cervello oltre ad agire sul comportamento agisce anche sul sistema immunitario.
Dopo il secondo e terzo anno di vita, i bambini cresciuti all’asilo erano invece simili a quelli allevati in casa dai propri familiari.

Allo stesso modo, studi più recenti hanno rilevato che bambini orfani cresciuti in istituzioni pubbliche con poche cure personali, una volta adottati, nonostante ogni sforzo da parte dei genitori adottivi, non sono mai stati in grado di sviluppare relazioni affettive normali. Ci furono anche altri esperimenti condotti su scimmie neonate che vennero allevate private del contatto con la madre, o altri animali, che determinarono profonde alterazioni comportamentali: stavano rannicchiate in un angolo e si dondolavano come fanno i bambini autistici. Ciò sembra confermare che l’Io-sistema nervoso sono lo stesso processo che si plasma, come preannunciato, in base alle esperienze. Infatti, in ogni percorso formativo, l’incontro con l’introiezione delle figure genitoriali e con significative esperienze infantili è un passaggio obbligato, proprio perché è in quel momento che il sistema nervoso crea connessioni somato-psichiche che strutturano la personalità, che rimarrà tale per tutto il corso della vita anche se, come sappiamo, un reale e approfondito lavoro su se stessi, proprio grazie alla neuroplasticità, può ricreare nuove connessioni sulla base di nuove esperienze consapevolizzate attraverso l’elaborazione vissuta, ma la propria storia personale determina un peculiare orientamento.
La Sigmasofia, infatti, tenendo conto del lavoro sull’acquisito di ognuno, orienta verso il vissuto dell’autopoiesi innata che, essendo uno stato coscienziale indifferenziato, se raggiunto consapevolmente ha un potere transmutativo sulle eccessive identificazioni che l’Io, nonostante il lavoro che svolge su di sé, può incontrare.
Lo sviluppo della percezione visiva richiede esperienze visive
Diversi studi hanno rilevato che l’esperienza visiva prodotta durante le prime settimane di vita costituisce il periodo critico per le capacità percettive visive. Una scimmia da laboratorio a cui era stata suturata una palpebra durante i primi sei mesi di vita, successivamente all’apertura dell’occhio risultò irreversibilmente cieca da quell’occhio, una privazione monoculare nei primi due mesi di vita, della durata di poche settimane procurava invece una perdita delle risposte corticali reversibili una volta ripristinata la visione; una privazione monoculare successiva ai due mesi di vita, della durata di poche settimane, determinava la perdita della vista da quell’occhio irreversibile; una privazione sensoriale effettuata in età adulta non comportava invece nessun effetto dannoso sulla percezione visiva. La perdita della percezione visiva dell’occhio chiuso è dovuta all’alterazione di un circuito piuttosto che semplicemente dalla perdita di afferenze.
Questi esperimenti consentirono di stabilire un periodo critico per lo sviluppo funzionale della corteccia visiva che, come applicativo, fecero ritenere efficacie l’asportazione della cataratta congenita e la correzione dello strabismo durante i primi anni di vita, superato il periodo critico la correzione della vista non sarebbe più possibile.

L’esperienza precoce è quindi un fattore determinante per lo sviluppo della funzionalità della corteccia visiva, tuttavia ancora non sono chiari i meccanismi cellulari che sono alla base dei periodi critici.
La dominanza di un occhio rispetto all’altro dipende dalla sincronizzazione di scariche elettriche sulla stessa cellula bersaglio che favorisce il rafforzamento sinaptico su quella cellula e lo sviluppo di altre sinapsi alle cellule vicino, a discapito delle sinapsi dove non ha luogo tale cooperazione, ciò determina l’innervazione di regioni diverse della corteccia visiva primaria con poca sovrapposizione locale.
Ciò, oltre a descrivere gli studi che hanno determinato le affermazioni precedenti, mettono in luce, quindi, anche l’importanza del lavoro pedagogico sia come orientamento psicagogico che come eventuale azione correttrice sulla base di nuovi vissuti Io-somatici.
L’attività nervosa innata: predisposizione indipendente dalla stimolazione esterna
La plasticità neurale, in particolar modo dendritica, è alla base delle modificazioni adattive in seguito alla chiusura e riapertura indotta di un occhio, che consentono alla corteccia di utilizzare al meglio le afferenze disponibili, all’interno del periodo critico.
Abbiamo visto come la formazione e la maturazione dei circuiti neurali determini l’inizio del periodo critico, la sua chiusura e, quindi, la stabilizzazione delle sinapsi è determinato dallo stato di mielinizzazione degli assoni che, quando si conclude determina una sorta di barriera fisica che si oppone alla ramificazione e alla crescita degli assoni. La chiusura di un periodo critico consente la stabilizzazione delle sinapsi, il sistema nervoso rimane quindi flessibile ma stabile, in modo che in seguito a una lesione o a una malattia non si perdano sinapsi strutturali anche se queste non si riformano all’interno dell’area lesionata. Ancora una volta, l’apprendimento del funzionamento del sistema nervoso è un valido esempio di come l’Io, se fosse consapevolmente allineato alla sua struttura innata, potrebbe funzionare come free flow:
un’adeguata formazione a se stessi, infatti,
si basa sulla strutturazione di saldi punti di riferimento di sicurezza ontologia,
che non risente delle varie identificazioni enantiodromiche,
perché le contiene e gestisce, pur conservando una flessibilità aperta a nuovi e funzionali apprendimenti, che ridefiniscono l’Io in base alle nuove prese di consapevolezza, mantenendo quindi l’orientamento alla ricerca continua.
La ridefinizione dell’io: plasticità adulta e lavoro formativo sigmasofico
La ripartizione delle afferenze retiniche è già completa prima della nascita, ciò comporta che non sia la visione a guidare l’attività nervosa per tale ripartizione, inoltre i neuroni retinici sono attivi già durante la vita intrauterina molto prima che si aprano gli occhi. Tale attività spontanea sembra essere un importante elemento per lo sviluppo di molte vie cerebrali che vengono affinate prima che abbiano la possibilità di essere stimolate dall’esterno. Ciò è di fondamentale importanza, perché mette in rilievo il fatto che
la predisposizione innata è già funzionante
indipendentemente
dalla stimolazione cosiddetta esterna.
Nel caso specifico della visione, inoltre, testimonia che questa è un’irradiazione e non solo la percezione dell’irradiazione di ciò che colpisce la retina e la conseguente elaborazione e decodifica dei vari elementi visivi. A ulteriore comprova di ciò: la visualizzazione possibile durante la vita intrauterina e durante gli stati meditativi e i sogni.
Lo sviluppo del sistema visivo, e degli altri circuiti del sistema nervoso centrale, sono attività-dipendenti, vale a dire che l’attività nervosa non solo consente la mappatura e l’affinamento sinaptici ma consente le istruzioni su quali connessioni debbano svilupparsi a detrimento di altre.
La sincronizzazione delle informazioni provenienti da entrambi gli occhi consente la determinazione della localizzazione di un’immagine, così come le informazioni provenienti da entrambe le orecchie consentono di stabilire la collocazione dello spazio di un suono. Le civette di giorno usano prevalentemente il sistema visivo rispetto a quello uditivo per individuare una preda, di notte accade il contrario e nelle fasi crepuscolari vengono attivati allo stesso modo entrambi i sistemi. Esperimenti su civette giovani alle quali sono state applicate delle lenti prismatiche (che alteravano quindi la visione esterna) hanno rilevato che, dopo alcune settimane, la riorganizzazione era tale da compensare interamente gli effetti delle lenti; lo stesso esperimento condotto su civette più anziane non sortì lo stesso effetto, di conseguenza si può affermare che la riorganizzazione ottimale può avvenire soltanto nel corso di un periodo critico giovanile. Ciò suggerisce, come conferma di quanto affermato precedentemente, che
quanto prima si inizia un lavoro di formazione a se stessi
tanto più è possibile orientare l’Io ad essere allineato all’innato,
più tardi si inizia più è difficile, ma non impossibile,
riorganizzare l’Io-sistema nervoso,
proprio per la strutturazione di alcuni ostacolatori.
Oltre al fattore anagrafico è importante il livello identificativo: più anni dura l’identificazione ostacolante più è difficile correggerla, ciò spiega anche l’intensa difficoltà a dare continuità a nuove e più funzionali avanguardie di consapevolezza che, se pur riconosciute come tali, si fa fatica a far ricadere nel quotidiano, è la difficoltà al cambiamento, per quanto questo sia realmente ritenuto efficacie.
Nelle singole regioni cerebrali i periodi critici dello sviluppo sono diversi, anche all’interno dello stesso sistema (alcuni strati della corteccia visiva della scimmia si modificano entro i primi due mesi, altri maturano nel corso del primo anno di vita influenzati dall’esperienza sensoriale), ciò spiega la facilità di apprendimento di alcune capacità (matematiche, musicali e linguistiche per esempio) in età giovanile o l’influenza di esperienze di deprivazioni sensoriale o traumatica in età infantile che possono interferire con lo sviluppo comportamentale.
Sintesi: vantaggi e vulnerabilità della strutturazione neurale
I periodi critici possono riapparire in età adulta.
La neuroplasticità del sistema nervoso, come visto, è ottimale nei periodi critici post natali in quanto la strutturazione stessa del sistema nervoso è in via di definizione in base alle esperienze che via via si compiono: il tipo di attività nervosa e stimolata dall’esperienza affina e modella i tipi di connettività, che non devono competere con una condizione strutturale stabilizzata da lungo tempo. Una volta che un certo tipo di attività diviene stabile, una forte attivazione del circuito già cablato impedisce che si stabilisca un nuovo tipo di connettività, tuttavia nuovi stimoli in età adulta possono determinare nuove plasticità. A sostegno di quanto affermato, sono stati eseguiti studi su civette di diversa età, oltre al fatto che in quelle alle quali erano state applicate in età giovanile lenti prismatiche, l’applicazione in età successiva delle lenti rilevò che vi era traccia neurale dell’esperienza precedente, che assicurava la base strutturale per una nuova riorganizzazione in età adulta, su altre adulte e portatrici di lenti prismatiche alle quali era stato consentito di cacciare prede viventi per un certo periodo, si rilevò una plasticità molto maggiore di quelle alimentate con topi morti, anche se minore di quelle giovani che non dovevano cacciare per procurarsi cibo. Questi risultati dimostrarono chiaramente che il contesto comportamentale è in grado di riorganizzare il sistema nervoso. Ciò conferma che comunque, in base all’intensità della motivazione direi, è possibile ridefinire l’Io ad ogni età, seppur tendendo conto dei fattori precedentemente descritti. L’applicazione delle lenti prismatiche è utile per evidenziare la capacità dell’Io-sistema nervoso di adattarsi in maniera funzionale ai diversi contesti, creando letteralmente nuove vie nervose per essere efficacie.
A livello psichico-interiore, ciò corrisponde alla
capacità di penetrazione, risalita e transmutazione realmente possibile.
Conclusione: il lavoro formativo della sigmasofia
Riassumendo.
Le connessioni neurali prendono origine da elementi molecolari che indirizzano gli assoni verso le cellule bersaglio, quando i contatti sinaptici si sono formati, lo sviluppo continua attraverso la coordinazione dell’attività nervosa, stimolata dalle esperienze sensoriali. Ciò determina la strutturazione di un sistema nervoso praticamente individuale al fine di essere ottimale. Tuttavia, se ogni nuova esperienza consentisse una riorganizzazione del sistema nervoso in età adulta una volta apprese alcune capacità ciò potrebbe risultare uno svantaggio, e questo è probabilmente il motivo per cui l’affinamento del sistema nervoso avviene all’interno di periodi critici in età giovanile. Ma, se ciò da un lato rappresenta un vantaggio per i motivi appena descritti, allo stesso tempo rappresenta un periodo di forte vulnerabilità perché una stimolazione distorta in questa fase può determinare alterazioni comportamentali per il resto della vita.

La plasticità del sistema nervoso, limitata ma possibile per tutta l’esistenza, consente tuttavia di compensare disfunzionalità. Ciò è stato studiato prevalentemente nel sistema visivo, per cui il non utilizzo di un occhio determina la riorganizzazione della corteccia a vantaggio dell’occhio vedente.
Il lavoro formativo proposto dalla Sigmasofia si colloca proprio nella
presa di consapevolezza vissuta
della capacità Io-somatica
di ognuno di penetrazione delle varie esperienze dello scorrere della vita,
per una ridefinizione continua dell’Io
determinante la costruzione della propria sicurezza ontologica.
Note
[1] Gli studi furono condotti dallo psicoanalista René Spitz.


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