IL MODELLAMENTO DEL SISTEMA NERVOSO: IL POTERE REALE COME REINTEGRAZIONE DEGLI OPPOSTI
“(…) In un certo senso, lo sviluppo del sistema nervoso rappresenta semplicemente un esempio più complesso del problema fondamentale che prevede tutta la biologia dello sviluppo: in che modo un’unica cellula, l’uovo fecondato, può dare origine ai tanti tipi di cellule differenziate nell’organismo. In realtà, la convergenza della biologia dello sviluppo e delle neuroscienze ci ha fatto rendere conto che differenze superficiali nella struttura del sistema nervoso delle diverse specie mascherano l’espressione di principi e meccanismi dello sviluppo del sistema nervoso ampiamente condivisi (…)”[1].
- Funzionamento dell’archetipo creatore
- Dall’uovo fecondato alla differenziazione cellulare
- Induzione e ricezione: la danza degli opposti
- Il centro organizzatore: simbolo del potere creatore
- Morfogeni e identità neuronale
- Riorganizzazione funzionale e campo vitale
- Reintegrazione degli opposti: verso il potere reale
Funzionamento dell’archetipo creatore
Con questa affermazione s’intuisce il meccanismo di funzionamento dell’archetipo creatore, dell’autopoiesi, che è un campo di forza indifferenziato, unico, che accomuna nei principi innati tutte le manifestazioni sensibili:
“(…) le differenze superficiali della struttura del sistema nervoso
e delle diverse specie mascherano
l’espressione dei principi e meccanismi
dello sviluppo del sistema nervoso ampiamente condivisi (…)”.
Più che “mascherano” utilizzerei il termine evidenziano la molteplicità espressiva del potere creatore. Con questo concetto entriamo subito nel vivo dell’argomento di questo stage. Come vedremo nello specifico, da un un’unica cellula se ne differenziano molte, ognuna con un proprio destino funzionale, ma questa differenziazione di funzione, che sappiamo essere Io-somatica, non potrebbe innescarsi senza un’unità di fondo, ossia un concentrato di potenza creatrice, vitale che, appunto, in base alla necessità, può assumere qualunque forma e relativa funzione; esattamente quanto si richiede al ricercatore in Sigmasofia (la cui denominazione significa, non a caso, sommatoria più proprietà emergente della propria consapevolezza): attraversare visceralmente ogni manifestazione sensibile, psichica, nella sua specificità, risalire allo specifico principio attivo in quanto funzione, per riconoscere il luogo coscienziale d’origine come campo di forza e, in quanto tale, stato indifferenziato, che corrisponde, se raggiunto consapevolmente e realmente (grazie ai vari principi attivi riconosciuti attraverso il vissuto diretto) al luogo di gestione delle varie manifestazioni sensibili (in cui, a quel punto, si può scegliere di identificarsi per un tempo funzionale alla soddisfazione del metabisogno o alla comprensione vissuta della sua scaturigine), manifestazioni per definizione enantiodromiche. Come vedremo ancora una volta, il funzionamento del sistema nervoso e, quindi, dell’Io-soma, è intrinsecamente enantiodromico, ossia nascente per inneschi di impulsi opposti, inibenti-eccitatori, proprio al momento della creazione e dell’orientamento funzionale di una cellula.
Ma, è una creazione che scaturisce dalla proprietà emergente degli opposti, quindi necessariamente non identificata né in una polarità né nell’altra, meccanismo che l’Io-psyché dovrà riconoscere inizialmente passando per variazione-contrasto tra una polarità e l’altra, per poi trascenderle in ciò che le ingloba. Passaggi che un’intera vita potrebbe non bastare per poter comprenderli.
Dall’uovo fecondato alla differenziazione cellulare
Il sistema nervoso comincia a svilupparsi in una fase relativamente tardiva dello sviluppo embrionale, tuttavia, ben prima della sua formazione l’embrione primitivo ha generato tre strati principali di cellule: l’endoderma, il mesoderma e l’ectoderma. Quest’ultimo è lo strato più esterno e darà origine alla cute e a quello che diventerà il sistema nervoso centrale e periferico (epitelio colonnare della placca neurale).
L’endoderma è lo strato più interno e darà origine al tubo digerente, ai polmoni, al pancreas e al fegato; il mesoderma è lo strato germinativo intermedio e darà origine al tessuto muscolare, connettivo e a gran parte del sistema vascolare. È interessante osservare che le cellule che costituiranno il sistema nervoso sono le stesse che possono diventare cute, come a suggerire che la pelle possiede una forma intrinseca di consapevolezza, e in effetti è proprio così, perché tecnicamente il contatto corporeo veicola informazioni sull’ambiente circostante, e su altri esseri viventi, nel linguaggio comune si usa infatti dire: “A pelle quella persona non mi è piaciuta (o mi è piaciuta)”, ciò non significa ovviamente che le informazioni siano rivelatrici di un fatto esterno, quanto di una propria sensazione che, in quanto tale è personale e relativa. Inoltre, proprio in funzione del fatto che i principi innati sono comuni a tutti, indipendentemente dalla propria individualità acquisita, anche attraverso il contatto corporeo si può vivere lo stato di fusionalità, che è proprio uno stato di collegamento profondo senza particolare specializzazione (la spinta sessuale, affettiva, sensuale, contentiva empatica ecc.), ma che può potenzialmente prendere qualsiasi direzione.
Lo stato fusionale (che può essere vissuto anche attraverso la sessualità) è infatti un forte richiamo relazionale, anche se, spesso, non si è ben consapevoli che il richiamo all’unione è una spinta personale che si può avvalere dell’altro per essere raggiunta, ma non è determinata dalla presenza dell’altro (tanto è vero che può essere prodotta anche in sua assenza e che può essere investita su persone diverse). Se si riesce ad essere disidentificati dalle proprie questioni personali, il contatto corporeo può inoltre fornire informazioni circa lo stato che l’altro sta vivendo, ed è ciò che un Maieuta è formato a fare utilizzando lo strumento operativo delle Autopoiesi Io-somatiche, per poter riconoscere il tono somato-psichico dell’altro, aiutarlo a riconoscerlo, attraversarlo, risalirlo e transmutarlo. Andando avanti nel percorso di autoconsapevolezza, si potrà scoprire che
la fusionalità,
l’intuito,
l’empatonia
possono essere vissute anche a distanza,
quindi anche senza il coinvolgimento corporeo diretto, proprio in virtù del fatto che il campo di forza autopoietico, creatore, esiste a monte della manifestazione materiale (quindi del sistema nervoso-soma).
Subito dopo la sua formazione, la placca neuronale si ripiega e forma una struttura tubolare che darà origine al midollo spinale (nella regione caudale) e al cervello. Le diverse regioni dell’epitelio neurale si espandono a velocità diverse dando origine alle varie regioni specializzate del sistema nervoso centrale dell’adulto. Queste regioni funzionali derivano da un processo di modellamento e di divisioni del tubo neurale, regolati da numerosi segnali secretori.
Induzione e ricezione: la danza degli opposti
Nelle prime fasi dello sviluppo, le cellule ectodermiche sono poste davanti all’alternativa di diventare cellule nervose o cellule epidermiche. Questa decisione è stata oggetto di studio dell’ultimo secolo e ciò che ad oggi è noto è che due classi di proteine sono responsabili della differenziazione di una cellula ectodermica in cellula nervosa.
La prima classe è costituta da fattori di induzione, che sono composti che fungono da segnali delle cellule vicine, alcuni di questi fattori sono diffusibili e quindi esercitano la loro funzione anche a grandi distanze, mentre altri agiscono a livello locale.
La seconda classe è costituita dai recettori di superficie attraverso cui è possibile rispondere ai fattori di induzione. L’attivazione di questi recettori innesca i fattori di trascrizione che indirizzano le cellule dell’ectoderma verso la via che le porterà a differenziarsi in cellule nervose.
Ecco all’opera un primo meccanismo apparentemente antitetico utilizzato invece per la creazione della proprietà emergente che sarà l’innesco di un destino cellulare-funzionale.
L’induzione e la ricezione sono infatti parametri opposti-complementari
che permeeranno qualunque azione Io-somatica,
sia a livello di funzionamento organico sia psichico.
L’induzione è il principio di penetrazione, di orientamento verso una direzione, che potrà evidenziarsi grazie al principio di ricezione: se l’induzione, l’autosuggerimento non trova terreno fertile, pronto ad accoglierlo, quel progetto non potrà trovare evidenza.
Questa modalità di funzionamento antitetica funzionale la troviamo, per esempio, anche nella forma fisica del pene e della vagina, nello spermatozoo e nell’ovulo e, appunto, nella formazione di segnali secretori induttivi e ricettivi che, come detto, si ripeteranno in qualunque manifestazione sensibile, innescandola.
Osservando il funzionamento del sistema nervoso, sia al momento della stessa sua creazione sia durante il suo funzionamento per il mantenimento in vita dell’organismo al quale appartiene, possiamo notare che l’induzione e la ricezione, i segnali inibitori o eccitatori e tutte le varie forme opposte-complementari non si pongono questioni circa il giusto e lo sbagliato, l’ambivalenza: lo faccio o non lo faccio? (e similia), questioni che invece si pone l’Io quando è identificato nei contenuti acquisiti.
Passaggio, anche questo, funzionale per poter riconoscere il funzionamento d’insieme, l’ostacolatore-discrasia si manifesta se c’è una fissazione nella tematica. Nelle modalità di funzionamento naturale, tutto scorre, fluisce, è una creazione continua anche enantiodromica (la veglia e il sonno, la produzione dei metabisogni, il ricambio cellulare, la contrazione e il rilassamento del muscolo cardiaco, dei polmoni e dei muscoli scheletrici per poter muoversi, si possono fare moltissimi altri esempi), questa modalità non può non manifestarsi nella psiche (sono lo stesso processo, come detto molte volte), ma l’Io-psyché tende a far ristagnare, fissare, a voler far esistere una modalità a eliminazione dell’altra, questo può essere funzionale per comprendere, attraverso il vissuto, come detto il funzionamento d’insieme, che implica come conseguenza una capacità di gestione delle polarità, di accettazione reale e profonda di tutti i propri opposti (ambivalenti, plurivalenti) e di induzione consapevole circa il proprio orientamento di vita. Invece, spesso, l’Io si sofferma in una sola espressione di sé secondo valutazioni acquisite (in quanto tali momentanee), mettendo in conflitto, consapevolmente o inconsapevolmente, le altre: è l’ostacolatore enantiodromia, ambivalenza, plurivalenza.
Quando questi ostacolatori sono all’opera si ha come effetto lo stallo, l’incapacità in quel momento decisionale, l’impotenza, il blocco dell’azione, oppure l’identificazione in una polarità e la copertura-repressione dell’altra che però, esistendo, preme per essere riconosciuta fino a poter capovolgere l’identificazione in un andamento enantiodromico che, se non riconosciuto, nella sua funzionalità e nella sua origine (anche come campo di forza), non potrà che sfociare nella coazione a ripetersi. Se queste funzioni ambivalenti, enantiodromiche, vengono vissute nella loro manifestazione sensibile e nella loro integrazione come scaturigine, potrà evidenziarsi la proprietà emergente, la funzione Ypsi, come espressione di un Io più orientato, meno rigido ma più definito. È l’Io che si sta avvicinando al riconoscimento del proprio potere reale, ossia ciò che innesca il fattore di trascrizione per rendere funzionale qualunque espressione di sé.
Il centro organizzatore: simbolo del potere creatore
La capacità di una cellula di rispondere a questi segnali di induzione (detta competenza) dipende dal repertorio funzionale che contiene, quindi il destino di una cellula è determinato non solo dai segnali ai quali è esposta, che dipendono dalla posizione che occupa all’interno dell’embrione in un particolare momento del suo sviluppo, ma anche dal profilo dei geni in conseguenza della sua storia nel corso dello sviluppo. Il fatto che ognuno cresca in un determinato contesto storico e socio-culturale ha la sua possibile influenza sul destino che funzionalmente quell’individuo avrà, quindi anche il suo corredo genetico determina degli effetti, ciononostante la risalita a ciò che crea quella manifestazione specifica può essere agita da ogni luogo, coscienziale e sociale.
È stato scoperto che i fattori di induzione sono innescati da un gruppo specializzato di cellule, denominato regione dell’organizzatore, che mantiene la propria funzionalità creatrice del sistema nervoso anche se impiantato in un’altra regione cellulare (avente una funzionalità diversa) di un organismo ospite[2].

Come approfondiremo più avanti questo meccanismo di regioni organizzatrici che danno l’innesco a funzioni specifiche è replicato, in linea di principio, per il modellamento del tubo neuronale, e quindi per la creazione delle relative funzioni specializzate. Il centro organizzatore è simbolicamente la facoltà creatrice che genera, a prescindere dal contesto in cui si esplica, che veicola informazioni innate. Nel quotidiano, è il potere della realizzazione a prescindere dal contesto, a cui può dare una nuova forma, una nuova direzione.
Successivamente si è scoperto che l’induzione neuronale è mediata anche da segnali inibitori: isolando le cellule ectodermiche si è osservato che queste, in assenza di segnali intercellulari, acquisivano le proprietà tipiche del sistema nervoso, senza l’aggiunta di altri fattori, di conseguenza la differenziazione di altre cellule dell’ectoderma in epidermide è dovuto a segnali inibitori prodotti da altre cellule ectodermiche vicine. Attualmente, comunque, molti dettagli circa l’induzione neuronale, restano ancora da chiarire.
Una volta avvenuta l’induzione, le cellule della placca neuronale si differenziano nelle varie aree dell’encefalo e del midollo spinale. Le cellule di ciascuna di queste principali regioni acquisiscono destini e identità neuronali diversi, in base ai fattori di induzioni secreti dai diversi centri organizzatori. Stiamo osservando nello specifico come fattori inibenti, allo stesso modo di quelli innescanti, determinano, interagendo, una funzione specifica, un principio attivo che, in base ad altre sommatorie di opposti-complementari determinano altre proprietà emergenti che, integrate, definiscono un’identità innata-acquisita, dove
l’acquisito è espressione dell’innato e non in contrapposizione,
come avviene sul piano della consapevolezza quando ci si identifica-fissa su specifici (e parziali) aspetti. Uno degli scopi della formazione a se stessi è, infatti, rendersi quanto più consapevoli della propria identità acquisita, come sommatoria più proprietà emergente dei vari passaggi della propria storia personale di provenienza e delle successive esperienze penetrate, sapendo (attraverso il vissuto), di essere parte integrante, e in entanglement, del campo di forza vitale innato comune a qualunque espressione vivente: l’autonomia fusionale autopoietica.
In base a questi principi, i neuroni del midollo spinale vengono disposti in regioni distinte di esso in base alla loro funzione, i neuroni effettori (motori) nel corno anteriore del midollo, i neuroni sensitivi nel corpo posteriore, mentre una popolazione di cellule germinative migrano in periferia, al di fuori quindi del tubo neurale, dando origine al sistema nervoso periferico. La posizione e l’identità dei neuroni spinali vengono avviate da cellule mesodermiche ed ectodermiche disposte in prossimità dei poli dorsali e ventrali: i segnali che contribuiscono al modellamento ventrale sono forniti da cellule mesodermiche ventrali, i segnali dorsali dall’ectoderma disposto lungo la linea dorsale del tubo neuronale. Il modellamento neuronale viene iniziato quindi attraverso un processo di induzione omogenetica, nella quale il simile genera il simile. Questa strategia fa sì che i segnali di induzione siano posizionati in modo appropriato per indirizzare il destino delle cellule.
Come fa un unico segnale induttivo a specificare il destino di almeno una dozzina di classi di neuroni?
Morfogeni e identità neuronale
La risposta risiede nella capacità di alcuni segnali induttivi di agire da morfogeno, cioè un tipo di segnale che può indurre destini cellulari diversi a soglie di concentrazioni diverse. Esposizioni diverse ai segnali induttivi determina la differenziazione delle cellule in motoneuroni e interneuroni. Fattori di trascrizione possono inibire la loro espressione, perciò anche se inizialmente una cellula esprime parecchi fattori di trascrizione che potrebbero dirigere la cellula verso vie di differenziazioni diverse, mediante l’inibizione vengono amplificati e quindi favoriti alcuni fattori di trascrizione al posto di altri, questa strategia conferisce alle cellule progenitrici una specifica identità.
È ciò che avviene anche nell’Io: la posizione che occupa, ossia il contesto socio-culturale in cui cresce, influenzano la sua identità (l’induzione omogenetica, in cui il simile produce il simile), che comunque risente di elementi innati, i segnali morfogeni, che trascendono l’applicativo specifico, appunto perché possono generarlo, determinato dalle diverse concentrazioni e tempi di esposizione. L’allenamento all’esplorazione delle diverse componenti di sé, la continuità e l’intensità di motivazione a farlo, inducono una consapevolezza sempre più definita (e al contempo aperta ad ulteriori possibili acquisizioni), una specifica identità consapevole dell’unità da cui proviene.
Recentemente, prove sperimentali hanno suffragato l’esistenza di una sorta di protomappa corticale, ossia un piano di base attraverso il quale si differenziano le diverse zone corticali prima che i segnali di induzione possano influenzarne lo sviluppo, la funzione reciprocamente inibente di fattori di trascrizione diversi favorisce lo sviluppo funzionale delle relative aree di specializzazione[3].
Riorganizzazione funzionale e campo vitale
Esperimenti di laboratorio hanno dimostrato che, se durante la fase dello sviluppo neonatale, viene ablata un’area implicata nell’elaborazione delle afferenze uditive, queste si riorganizzano nella via visiva determinando una funzione uditiva in alcuni neuroni che, in condizioni normali, dovrebbero essere implicati nelle funzioni visive. Ciò è un esempio di come non è il sensibile in sé ad esprimere una particolare funzione, quanto l’uso che se ne fa: con lo stesso corpo si può essere affettuosi o aggressivi, si può piangere per la gioia e per il dolore e così via e, energeticamente, il campo di forza vitale irrora di funzione il tessuto nervoso di cui dispone, nell’esempio, vie uditive esprimono una funzione visiva per una riorganizzazione in seguito a una lesione. È la tendenza autorigeneratrice e generatrice del campo vitale, che veicola informazioni, che esplica attraverso il sensibile, il tessuto nervoso in questo caso.
Reintegrazione degli opposti: verso il potere reale
Ricapitolando: le diverse funzioni del sistema nervoso nei vertebrati dipendendono dalle suddivisioni regionali funzionalmente distinte del tubo neurale, queste suddivisioni sono dovute alla genesi delle cellule progenitrici, ai fattori di induzione, di responsività cellulare e di trascrizione. La grande diversificazione delle cellule è dovuta a un numero sorprendentemente piccolo di fattori di induzione che controllano l’espressione dei fattori di trascrizione. La responsività di una cellula ai fattori di induzione dipende invece dalla storia del suo sviluppo e dai fattori di trascrizione che esprime in particolari fasi di esso. È interessante osservare che le molecole di segnalazione e i recettori ad esse sono gli stessi pur essendo molte e molto diverse le specie nelle quali vengono utilizzati, inoltre gli stessi segnali vengono utilizzati in molte fasi distinte nello sviluppo di uno stesso organismo.
Ciò rende più evidente che
la molteplicità delle manifestazioni possibili
dipende da pochi e principali archetipi formativi,
che la Sigmasofia ha denominato Ypsilon, Psi e Lambda,
integranti, funzionalmente e come rappresentazione grafica, le funzioni opposte-complementari come possibili manifestazioni opposte-complementari nel sensibile e, come unità reintegrante, nel sovrasensibile, da poter consapevolizzare attraverso le funzioni psichiche, la funzione Ypsi. Lo stato ∑igma è la proprietà emergente derivante da questa consapevolizzazione, vissuta.
È necessario quindi esplorare le identificazioni nelle varie forme enantiodromiche, ambivalenti e plurivalenti, per poter reintegrarle, reintegrazione che coincide con una forma di potere reale. Quando l’Io è scisso non può che veicolare forme di potere riflesso, di onnipotenza e d’impotenza.
Note
[1] Cit. Pag. 1172 Principi di neuroscienze, quarta edizione italiana; E.R.Kandel, J.H.Schwartz, T.M. Jessel, S.A.Siegelbaum, A.J.Hudspeth. Casa Editrice Ambrosiana.
[2] Spemann e Mangold nel 1924 trapiantarono le cellule della regione dell’organizzatore di un anfibio, responsabile della formazione del mesoderma dorsale, nell’ectoderma ventrale di un embrione ospite, regione che, in condizioni normali dà origine al all’epidermide della parte ventrale del corpo. Il risultato fu che il tessuto del donatore originò tutte le strutture mesodermiche in una zona destinata, in condizioni normali, a dare origine ad altro (la distinzione delle cellule trapiantate rispetto a quelle dell’organismo ospite era osservabile grazie alla diversa pigmentazione delle cellule trapiantate e quelle dell’organismo ospite) si venne così a creare una secondo embrione completo nella zona ventrale dell’organismo ospite.
[3] Una mutazione genetica eliminante i fattori di trascrizioni relativi alle aree motorie determina uno sviluppo maggiore delle vie uditive e visive, di converso, un’eliminazione dei fattori di trascrizione relative alle vie uditive e visive determina lo sviluppo maggiore delle aree motrici.


Lascia un commento